Era il 23 luglio 1999.
eravamo in provincia di reggio emilia, io, i miei genitori e i miei tre fratelli.
dopo una mattinata e un pomeriggio intero di giochi e passatempi vari, l'amico che ci ospitava propose una corsa intorno alla boscaglia laggiù, poco distante dal campo dove ci trovavamo. una gara di corsa su un percorso ad anello, pochi minuti.
chi va? i miei fratelli di sicuro. io no, ero troppo stanca e anche gli altri ragazzi si rifiutarono. i miei fratelli partirono. erano le 17 e qualcosa. e non sarebbero più ritornati con le loro gambe..
intorno alle 17,30 iniziamo a chiederci dove sono finiti. ci stanno mettendo troppo tempo, sono soli pochi alberi. saliamo su una collinetta per cercare di individuarli, ma non ci sono. mentre scendiamo sussurro a mio padre "dai, adesso li troviamo. già me li immagino che arrivano ed emilio tutto esaltato inizia a raccontare come si sono persi e come si sono ritrovati". e mio padre "no. è successo qualcosa".
passa il tempo e mio padre chiama la polizia. ci dicono che è troppo presto per fare una segnalazione, dobbiamo far passare più tempo. e sono finalmente le 19 quando arrivano unità cinofile, polizia, vigili del fuoco, gli uomini del paese e non so chi altro. erano tutti lì.
abbiamo dato agli agenti il cappello di emilio, i cani hanno sentito l'odore e sono partiti di corsa facendo esattamente il percorso seguito dai miei fratelli.
noi torniamo a casa. che altro possiamo fare?
saranno state le 21 e passa, forse anche le 22 quando ci comunicano che gli hanno trovati.
in fondo ad un burrone, un vecchio dirupo che i partigiani usavano come nascondiglio.
stanno bene, va tutto bene, non preoccupatevi.
andiamo in ospedale, arriva uno dei miei fratelli, sta malissimo e piange.
i miei restano lì, io vado a casa da amici, passerò la notte con loro.
il resto fa male ricordarlo. i miei fratelli hanno pianto e sofferto tanto per il male che provavano.
in poche parole durante la corsa avevano terminato il percorso nel boschetto, ma non immaginando che "fosse tutto lì" hanno continuato a correre finendo da tutt'altra parte. erano stanchi. uno dei miei fratelli si è seduto per riposare su un tronco steso a terra. ma era marcio ed è caduto di sotto. mio fratello più grande per cercare di tirarlo su è caduto a sua volta. il più piccolo non sa ancora oggi raccontare come abbia fatto a finire di sotto invece di andare a chiamare aiuto.
10 metri di volo. parete rocciosa. altri 20-30 metri di ruzzolata.
i miei fratelli solo per miracolo, cadendo, hanno evitato le pietre. il più piccolo si è rotto i due femori. il secondo il collo di un femore. il più grande un'anca e si è incrinato una costola.
hanno passato tanto, tantissimo tempo in ospedale e a letto a casa.
oggi stanno bene, fanno sport ed è come se non fosse successo niente. e per mia mamma è così, perchè le fa malissimo questo ricordo.
ma se fosse successa una cosa simile ai fratellini di gravina, io non avrei difficoltà a crederci. per un qualche motivo erano lì. uno è scivolato, l'altro forse per aiutarlo o forse per altri motivi è finito a sua volta in quella cisterna.
solo che non sono stati fortunati come i miei fratelli.
Ari & Eva nel loro commento hanno detto che c'è chi dice che sarebbe stato meglio non trovarli affatto, almeno per lasciare intatto un filo di speranza nel cuore della madre. è quello che credo anche io. perchè fa male pensare che è stato tutto un incidente. fa male sapere che non c'è nessuno da incolpare se non il "caso"....
Ciccio e Tore incidente? per me potrebbe anche essere..
scritto da
Mia
alle
21:56
mercoledì 27 febbraio 2008
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Che dire... un'esperienza negativa che si è conclusa nel migliore (o quasi) dei modi. Insomma sono d'accordo con te quando dici che la storia di Gravina sia stato un semplice incidente, sicuramente è una cosa possibile!