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Ex colleghe ma ancora amiche

giovedì 14 marzo 2013
Basta, io parlo.

Ieri sera aperitivo con le mie ex colleghe. Ragazze meravigliose costrette a lavorare in un posto orribile perché con la crisi non si riesce a trovare nulla e, vivendo da sole, non hanno nemmeno la possibilità di stare a casa in attesa di trovare l'occasione per loro.

Io ho mollato, io ho ricominciato, ma io ho dietro una famiglia che comunque mi mantiene. E questo mi fa sentire terribilmente antipatica nei loro confronti.

Ma torniamo a noi...
Arrivo al bar, musi lunghi. Fortunatamente siamo fuori dall'ufficio, quindi quella terribile sensazione che ho sentito al colloquio di lavoro, con cui ho convissuto per sei mesi e che ho risentito settimane fa non c'era.
Ma loro l'avevano dentro.

Le incito a raccontarmi, a sfogarsi. Potrà mai essere peggio di come era quando c'ero ancora io?
Sì, proprio perché me ne sono andata.

Scopro quindi che a uno dei titolari, quello che chiameremo l'Inutile, brucia terribilmente che io abbia trovato un posto migliore e più appagante. Lui non ne ha mai fatto segreto: c'è la crisi, non c'è lavoro ma ci sono loro disposti ad assumerci e a farci guadagnare. Quanto? 400 euro al mese per più di otto ore di lavoro. Niente tredicesima, niente quattordicesima, benefits è una parolaccia e non si dice.
Se stai a casa non vieni a pagata, le ferie pagate sono solo di una settimana in agosto ma non puoi prenderla contemporaneamente agli altri. E baciami le mani perché è grazie a me che non sei sotto un ponte.
(Non è un modo di dire, "baciami le mani" l'hanno detto anche a me.)

Quindi io me ne sono andata. Quindi all'Inutile brucia. Quindi l'Inutile gira per l'ufficio urlando alle ex colleghe perché loro sapevano che me ne sarei andata e sanno dove lavoro e lui vuole avere più informazioni possibili sul mio conto. Ma le colleghe non sanno nulla. Ma lui non ci crede. E giù con urla e offese.

Che poi questa cosa della società io mica l'ho capita bene.
A parte il fatto che hanno litigato violentemente con mezza Italia. A parte il fatto che hanno diverse cause in corso. A parte il fatto che sarebbero tutti da mettere dentro per certi giri di escort che coinvolgono anche certi politici (ops, l'ho detto). A parte il fatto che se mandi in giro il cv con scritto che hai lavorato per loro ti lasciano a casa a priori...
Che società è quella dove i due soci non si coordinano, hanno gruppi di lavoro ben separati ("lei la voglio nel mio gruppo" "no, lei è mia" "e io te la faccio pagare"), si offendono, si fanno tranelli e si mettono bastoni tra le ruote ("non mi importa se devi stampare carte urgenti per il socio, io la carta non te la do" "per favore, lasciami fare il mio lavoro" "sei solo una serva")? Quella società dove l'Inutile ha i soldi e l'altro evidentemente no. Mannaggia, l'Inutile ha un'utilità.

Potete immaginare l'allegria dell'aperitivo.
Soprattutto perché i contratti sono in scadenza, le ragazze hanno chiesto del loro futuro ma nessuna è riuscita a sapere nulla. E intanto in internet sono stati già pubblicati annunci di lavoro per sostituirle.

Quando settimane fa sono tornata a prendermi la paga di gennaio (ecco, dovrei anche raccontarvi di gennaio lavorato in nero perché il contratto era sempre pronto per "domani"), mi è stata proposta una nuova collaborazione. Progetto di web marketing. Otto mesi di lavoro su un importante evento regionale pieno di vippume vario e che finisce sempre nei maggiori tiggì e sui maggiori quotidiani. "Ma non chiedermi più di 600 euro complessivi per il progetto perché sai, non ti conosciamo, ti diamo il lavoro sulla fiducia e poi... avrai il nostro nome nel tuo curriculum e scusa se è poco."

Scusa se è poco. Scusa se alcune aziende non assumono proprio perché vedono il vostro nome nel curriculum. Scusa se con voi ho già lavorato per sei mesi proprio sull'edizione 2012 di quell'evento migliorandoti i risultati online del 600% (dati alla mano) e quindi oltre ad averti già sul cv sai anche come lavoro. Scusa se abbasso la dignità della mia professione proponendoti non meno di 800 euro complessivi.

E sì, io ti perdono che dopo aver ricevuto la mia proposta sei scomparso nel nulla. Meglio così, no?
Ora devo solo trovare un modo per farti chiudere senza lasciare in mezzo alla strada le mie amiche.

http://www1.lastampa.it/redazione/cmssezioni/cronache/200803images/prigione01g.jpg 
foto lastampa.it

Giovani Artisti Per l'Emilia - Dare Di Più

giovedì 28 giugno 2012

Come è facile bluffare

martedì 22 marzo 2011
In internet soprattutto.
Quante catene ricevo ogni giorno dalla stessa persona che puntualmente riceve le mie smentite?
E poi mi risponde nuovamente "ah meno male che ci sei tu"
(e intanto mi hai riempito di nuovo la casella -.-)

Oggi è il turno di questa immagine.
Panda giapponese che, terrorizzato dopo il terremoto, abbraccia il custode dello zoo.
Commovente, triste, da rifletterci... se non fosse che poi si scopre che in realtà la foto è del 2006 e lo zoo è di Pechino.

Facile bluffare, facile cascarci.
Ma che senso ha tutto questo?

For Japan with Love

giovedì 17 marzo 2011
forjapanwithlove_blog1 
18 marzo 2011
Bloggers day of Silence.

What about you?

martedì 15 marzo 2011
anything-is-possible 

http://www.bspcn.com/2011/03/10/what-about-you/

L’aereo parte in ritardo per permettergli di vedere il nipotino morto

venerdì 21 gennaio 2011
E' una notizia orribile quella che ricevono una sera una coppia di sposi di mezza età residenti a Los Angeles. La notizia è che il loro nipotino di 3 anni è stato ucciso dal fidanzato della figlia. La donna vive a Denver, nel cuore degli Stati Uniti. Il padre della ragazza, ovviamente distrutto al pensiero della morte del nipotino e delle condizioni della figlia, decide di mettersi immediatamente in viaggio per poterlo vedere un'ultima volta prima del funerale. L'uomo trova un volo che però fa tappa a Tucson, poi deve prendere una coincidenza per arrivare a Denver.
In stato confusionale per il dolore, l'uomo, arriva all'aeroporto di Los Angeles con due ore di anticipo. Nonostante questo, la lunga fila e le lungaggini per lo smistamento dei bagagli mettono l'uomo nelle condizioni di rischiare di perdere il volo. Inutili le richieste quasi in lacrime al personale affinché gli permetta di passare avanti nelle file dei controlli. Niente da fare. Sebbene perdere quel volo avrebbe significato per lui perdere l'ultima occasione di vedere il nipotino, nessuno si commuove per lui. I minuti passano e l'uomo riesce ad arrivare al suo terminal di partenza quando ormai sono passati diversi minuti dall'orario di partenza. E qui succede l'impensabile. Vede piloti e personale di servizio davanti al cancello d’imbarco. "E' lei Mark?" chiede uno dei piloti. Siamo addolorati per la perdita di suo nipote. Abbiamo tenuto l'aereo fermo per aspettarla". "Senza di me" dice il comandante del volo "l'aereo non parte e io sono qui ad aspettarla. Adesso si accomodi, la porteremo a destinazione".

In totale, il volo parte con soli dodici minuti di ritardo, ma la decisione del pilota è una decisione incredibilmente coraggiosa per chi fa quel tipo di lavoro. I piloti sono tenuti a far rispettare con la massima severità gli orari di partenza, le lamentele dei viaggiatori nei confronti delle compagnie aeree sono un lusso che esse non possono permettersi, pena la perdita dei clienti stessi. Una volta tornato a casa dal funerale, il signor Mark ebbe la curiosità di rivolgersi proprio alla compagnia aerea per sapere come avevano reagito alla decisione del comandante del volo di partire in ritardo. Non erano furiosi, anzi, gli dissero di essere orgogliosi di quanto il pilota aveva fatto: rivedere un nipote per l'ultima volta è decisamente più importante che far partire un aereo in orario, fu il loro commento.

http://stradafacendo.tgcom.it/wpmu/files/2010/08/aereo-1-copia.jpg

Purtroppo a Modena succede anche questo

giovedì 13 gennaio 2011
E' incredibile come ancora oggi certe persone abbiano una mentalità barbara.
Avere quattro zampe non vuol dire essere invisibili.

Una cagnolina di meno di un anno ha rischiato di morire schiacciata dall'auto del proprio padrone. Non si tratterebbe di un impulso di cattiveria umana ma un mix tra sbadataggine e poca cura del proprio animale. L'uomo, un 68enne residente a Modena, ha dichiarato agli operatori della Polizia municipale, chiamati da alcuni passanti, che avrebbe legato il cane alla macchina parcheggiata in piazza Roma per andare a fare spesa al mercato di via Albinelli. Al suo ritorno sarebbe ripartito dimenticandosi del cane. Gaia, questo il nome della cagnolina, Š un meticcio tipo volpino che ha tra gli otto e i dieci mesi di vita, che era stata regalata al suo padrone pochi giorni fa dai figli. Il giorno dopo la Befana, ha rischiato di morire barbaramente ma, forse, sant'Antonio l'ha voluta proteggere da una fine incomprensibile. L'uomo avrebbe legato la cagnolina all'auto, parcheggiata in centro per fare alcune commissioni. Quando è tornato è ripartito trascinando il cane per alcune decine di metri. Il destino, o forse il santo protettore degli animali, ha fatto si che il guinzaglio si staccasse lasciando Gaia ferita a terra davanti all'ingresso del Palazzo Ducale. La cosa è stata notata da alcuni passanti, qualcuno ha anche cercato inutilmente di fermare la macchina, mentre una persona ha avvertito telefonicamente la Polizia municipale. L'uomo, forse rendendosi conto di quanto è successo, è poi tornato indietro. Al Centro veterinario di via Nazionale per Carpi, dove l'animale è stato sottoposto a cure, ha però dichiarato che non intende pagare le spese veterinarie nè riportare a casa il cane. L'uomo è stato denunciato per abbandono e maltrattamento di animali. Intanto, la cagnolina si sta riprendendo dalle profonde ferite riportate alle zampe.


http://locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/gazzetta-di-modena/2011/01/13/jpg_3164965.jpg

queste sono cose su cui riflettere

lunedì 26 aprile 2010
Un'amicizia che va anche oltre la morte. Uno scoiattolo giace sull'asfalto senza vita e un gruppo di corvi si fa avanti per mangiarselo ma un altro scoiattolo si fa avanti per difenderlo. Le immagini sono state riprese negli Stati Uniti e pubblicate su Youtube.

Scoiattolo difende amico morto sulla strada

grazie marcolino.

Stephanie, la ventiduenne paralizzata da un hamburger

lunedì 5 ottobre 2009
WASHINGTON — L'incubo di Stephanie Smith cominciò una sera d'autunno di due anni fa. Una cena in famiglia. Il classico barbecue americano della domenica. Hamburger, insalata e patate al forno. Ma in quella polpetta di carne tritata, acquistata surgelata a un supermercato, non c'era Angus Beef selezionata e di prima qualità, come dichiarava l'etichetta della Cargill, l'azienda produttrice. Era un impasto immondo, fatto di ritagli di mattatoio pieni di grasso e di una poltiglia ottenuta centrifugando i resti degli animali in un impianto del Wisconsin. Gli ingredienti venivano da Nebraska, Texas, South Dakota e perfino da un macello dell'Uruguay. Cominciò con forti dolori di pancia e crampi. Lei pensò a un virus. Poi vennero la diarrea e il sangue alle feci. La sofferenza si fece insopportabile. Cinque giorni dopo aver mangiato l'hamburger, Stephanie, 22 anni, venne ricoverata al St. Cloud Hospital del Minnesota.

La diagnosi: avvelenamento da colibatterio. La più virulenta e devastante delle salmonelle: O157:H17. La ragazza entrò in coma e vi rimase per nove mesi. Quando ne uscì, il male aveva devastato il suo sistema nervoso. Non poteva camminare, era paralizzata dalla vita in giù. «Perché a me? E perché da un hamburger?», si chiede Stephanie raccontando la sua sconcertante vicenda al New York Times, che vi ha dedicato la prima e un'inchiesta di due pagine nella sua edizione domenicale. La risposta in parole semplici è che la ragazza ha avuto sfortuna nella roulette russa di una catena alimentare ad altissimo rischio, che ogni giorno gioca con la salute e qualche volta con la vita di milioni di americani. È dal 1994, da quando un'intossicazione collettiva da colibatteri esplose nei ristorati Jack the Box portando alla morte di 4 bambini, che le aziende produttrici di cibo e le reti di distribuzione sono state messe in guardia con un divieto severissimo di vendere prodotti contaminati. Ma ogni anno negli Stati Uniti, ci sono 70 mila persone che contraggono l'agente patogeno dopo aver ingerito prodotti delle grandi multinazionali alimentari.

E se è vero che il caso di Stephanie Smith sia estremo e che gran parte degli intossicati non accusino conseguenze permanenti per la loro salute, l'indagine del Times squarcia il velo di un sistema, dove non c'è alcuna sicurezza igienica, la carne è di indubbia provenienza e di fatto mangiare un hamburger equivale a una scommessa. Nei giorni seguenti al ricovero di Stephanie, 940 persone che avevano consumato lo stesso tipo di polpetta si ammalarono, costringendo la Cargill a ritirare dal mercato l'equivalente di 400 quintali di carne macinata. Mancano seri test sugli ingredienti e la loro origine, le ispezioni negli impianti vengono ridotte al minimo per tagliare sui costi, i lavaggi delle carcasse sono sempre approssimativi, le direttive emesse dal Dipartimento dell'Agricoltura quasi sempre rimangono inapplicate. Il dramma del Minnesota ha smosso qualcosa. Colpita da centinaia di cause penali intentate dalle vittime, Cargill ha accettato di rendere più severo il processo produttivo. Stephanie intanto vive nella casa della madre a Cold Spring, passa molto tempo facendo fisioterapia, pagata dall'azienda che l'ha avvelenata come anticipo sull'accordo di risarcimento finale. I suoi reni sono a rischio permanente di blocco. Faceva l'insegnante di danza per i bambini, prima. Quei passi non potrà farli mai più.

Ma siamo impazziti?

sabato 3 ottobre 2009
Zac Efron spara 13 volte a un gatto. Padrona sotto choc

Il povero gatto Smokey, 9 anni, australiano, ha camminato a fatica fino al tappetino di ingresso della casa della sua padrona e poi si è lasciato cadere, con la testa sanguinante. La sua padrona lo stava cercando da tre giorni. Al gatto sono state sparate nella testolina ben 13 pallottole con un fucile ad aria compressa e l'autire di questa inaudita crudeltà a quanto pare è Zac Efron. Così racconta una fonte vicina alla padrona del micio.

Lisa Robins, proprietaria della bestiola, è sotto choc: «Ho denunciato il fatto alla polizia che ha dichiarato che si tratta di una scioccante azione di crudeltà verso gli animali». La signora a poi aggiunto: «Sono sconvolta all'idea che Zac Efron abbia potuto tenere ferma la testolina del mio gatto per poi sparargli, per 13 volte di fila». Il sergente Jim Solvang ha fatto sapere che sono state estratte dal gatto, sedato e operato, 13 pallottole dal cranio e dal muso. «Efron e la sua troupe (in Australia sul set, ndr.) hanno commesso un atto di insensata crudeltà mostrando di non avere alcun rispetto per la vita degli animali lasciando il gatto sdraiato a terra credendo fosse morto». Le associazioni animaliste australiane chiedono che il ragazzo sia punito con la galera.

Efron, tuttavia, è accusato di questo inaudito crimine, ma mancano ancora le conferme ufficiali del suo staff e sorpattutto Zac non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione in merito. Le sue fan sperano in una smentita di questa incresciosa vicenda.

E' angosciante..

martedì 7 aprile 2009
Persone che vanno in giro a urlare di scosse inesistenti, per creare panico e rubare nelle case..
ma stiamo scherzando??


Io nella mia vita ho sentito un paio di scosse, massimo tre.
La scossa più brutta l'ho sentita quando ero piccola, alle elementari, ho pianto per giorni.
I miei compagni di classe muovevano i banchi apposta per farmi piangere.
Da lì il mio terrore per i terremoti.

Ecco perchè mi fa male vedere le persone piangere in diretta mentre seduti in macchina sentono che ci sono altre scosse.. Io ho avuto una paura terribile e non era niente..

Sono davvero fortunata a vivere a Modena, una città che galleggia sull'acqua e che quindi non potrà mai essere protagonista di una strage del genere..


ATTENZIONE:
NON CREDETE A CHI VA IN GIRO PER LA CITTA' A DIRE CHE CI SARANNO ALTRE SCOSSE!! CI SARANNO, MA NESSUNO PUO' DIRE QUANDO!!
E SOPRATTUTTO, NON CREDETE A CHI LO DICE SENZA "AUTORITA'"!!!

dal sito del Moige - www.genitori.it

mercoledì 23 luglio 2008
Caso Luna Park/sedia elettrica, il Moige: “Vergognoso ridere sulla morte di una persona, bisogna rimuovere subito questa cosiddetta ‘attrazione’

[23/07/2008]

(Attualità)
Morena Saldarini: “Facciamo appello alle istituzioni competenti affinché facciano cessare subito questo orrendo spettacolo diseducativo per i ragazzi e più in generale offensivo della dignità umana”


Il Moige - Movimento Italiano Genitori- interviene sulla questione della sedia elettrica a gettoni, installata nel Luna park dell’idroscalo di Milano.



“Chiediamo l’immediata rimozione di questa cosiddetta attrazione”, afferma Morena Saldarini, coordinatrice per la Lombardia del Moige. “E’ vergognoso che si giochi sulla curiosità dei ragazzi per dar vita ad un macabro spettacolo che insegna a ridere sulla morte delle persone. I ragazzi non hanno bisogno di questo genere di divertimento, non solo diseducativo per i minori, ma anche di cattivo gusto per i più grandi. Per questo ci appelliamo alle istituzioni competenti perché intervengano subito per porre fine a questa squallida ‘attrattiva’”.

MANICHINO FOLGORATO SU SEDIA ELETTRICA IN LUNA PARK A MILANO

L'ho visto al tg.
Hanno fatto vedere tutto il video e mi ha fatto venire veramente i brividi.
Il proprietario dice che siamo noi italiani a non essere pronti alle innovazioni, ma se continuiamo così arriverà presto il momento in cui non avremo più limiti.
E pensare che in America c'è chi muore veramente in quel modo mentre nei parchi giochi le persone ridono per quello "spettacolo".
Prima era il sesso. Ora la violenza.

Ma vogliamo davvero un mondo senza limiti in cui tutto sia lecito?
Io no.



MILANO - Basta un euro, al luna park dell'Idroscalo, alle porte di Milano, per mandare in scena la simulazione di un'esecuzione capitale, con un manichino che viene folgorato su una sedia elettrica. L'attrazione è arrivata da pochi giorni nel parco dei divertimenti accanto al "mare di Milano" e sta riscuotendo un grande successo di pubblico, al punto che alcune riprese sono già finite sul portale di video sul web You Tube.

Il manichino, realizzato in lattice, è fissato a una sedia e, non appena si introduce la moneta, inizia prima a muoversi in maniera convulsa, poi a friggere e infine ad avvolgersi nel fumo, simulando con grande realismo l'esecuzione di una condanna a morte per elettrificazione. Secondo quanto riferito dal quotidiano 'La Repubblica' che nell'edizione odierna dà conto di questa nuova attrazione, il luna park dell'Idroscalo è il primo ad aver importato in Italia da Las Vegas questo gioco.

Alle Maldive lo stupro non è reato

venerdì 14 dicembre 2007
10:35 ven 14 dicembre 2007

Lo stupro non è proibito per legge alle Maldive: è quanto apprendiamo dalla brutta vicenda occorsa ad una connazionale che, dopo la violenza sessuale, ha dovuto subire anche l'indifferenza delle autorità del paese che le comunicavano che lì la violenza contro le donne non è reato.

La donna, già in vacanza da una settimana, trascorreva la giornata a fare immersioni, insieme ad un gruppo di turisti italiani con cui condivideva l'eperienza. Il gruppo trascorreva la notte in barca, insieme all'equipaggio che li accompagnava nelle esplorazioni degli atolli corallini.

"Quella notte l'equipaggio maldiviano deve aver bevuto, non ci sono abituati. Verso le quattro di notte mi sveglio, c'è qualcuno nella mia stanza, mi si getta addosso mi preme il cuscino sulla faccia mi violenta senza che riesca a gridare. Quando ce la faccio a divincolarmi scappa nel buio e io finalmente chiamo aiuto".

Accorrono anche gli altri turisti ed il capitano della nave, il quale la guarda perplesso e le dice che probabilmente sarà stato solo un brutto sogno, ma in ogno caso la prega di non chiamare la polizia.

Ma la donna vuole giustizia: si rivolge al console italiano che le consiglia di sporgere denuncia e con un carabiniere che era in barca si fa portare dalla polizia a Malè. "Raccolgono la mia versione, mi dicono che tanto lì non c'è una legge per la violenza alle donne, ma io non mi fermo. Voglio giustizia, voglio che tutti sappiano come sono le leggi in certi paesi, cosa può accadere se un tour operator organizza le cose in modo superficiale". E poi continua con molta lucidità: "La violenza mi poteva capitare ovunque, a Milano come a Roma, ma almeno da noi è reato".


e in un'intervista aggiunge che lo stupro diventa reato se sono presenti due uomini o quattro donne...

altro da Focus.it! - popup

Caso Hiv/

mercoledì 12 dicembre 2007
Caso Hiv/ Infettò la sua compagna, condannato a quattro mesi di reclusione. Ma lei lo perdona. Il legale: "Manca una norma e i giudici sono costretti a condanne-escamotage"
Mercoledí 12.12.2007 15:13
di Fabio Massa

Un contagio da Hiv? Sono "lesioni lievi", per il Tribunale di Milano. Così, una storia dolorosissima si fa spia di un buco legislativo enorme. Una storia di amore e morte, di malattia e legge. La vicenda ha inizio nel 2005, quando una donna - parte offesa nel procedimento penale che è arrivato a sentenza oggi a Palazzo di Giustizia - scopre di essere affetta da Hiv. Il suo compagno è ammalato di Aids da nove anni. Il mondo le crolla addosso. Quel test per l'Hiv gliel'avevano consigliato i carabinieri, ai quali il suo uomo si era autodenunciato dopo la morte della precedente compagna, anche lei ammalata di Aids.

Per il Tribunale di Milano la nuova compagna l'avrebbe infettata lui. E il giudice della settima sezione penale Aurelio Barazzetta l'ha condannato a quattro mesi di reclusione. Una pena ridottissima, praticamente irrisoria, frutto della derubricazione dell'accusa da lesioni gravissime a lesioni lievi. Una sentenza che ha dimostrato, nell'aula di Palazzo di Giustizia, come a volte l'amore resiste alla legge. La donna, infatti, parte offesa, ha atteso la sentenza abbracciata a lui, il suo carnefice. L'ha perdonato, i due stanno ancora insieme, non si è costituita parte civile ed è tornata a casa con lui (che usufruisce della condizionale e dello sconto per il rito abbreviato).


continua..

Noi che..

giovedì 29 novembre 2007
• Noi che la penitenza era "dire fare baciare lettera testamento".
• Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
• Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo.
• Noi che il Ciao si accendeva pedalando.
• Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
• Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella..
• Noi che giocavamo a 'Indovina Chi?' e conoscevamo tutti i personaggi a memoria.
• Noi che giocavamo a Forza 4.
• Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la città con la D era sempre Domodossola).
• Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini.
• Noi che avevamo il 'nascondiglio segreto' con il 'passaggio segreto'.
• Noi che ci divertivamo anche facendo '1,2,3 Stella!'.
• Noi che giocavamo a "porcellino" con le carte.
• Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
• Noi che avevamo i cartoni animati belli!!
• Noi che 'Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di cuore sarebbe piu forte di Holly e Mark Lenders...'
• Noi che guardavamo 'La Casa Nella Prateria','Candy Candy' e 'Giorgie' anche se mettevano tristezza.
• Noi che le barzellette erano Pierino, il fantasmaformaggino o un francese,un tedesco e un italiano.
• Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia. Noi che si andava in cabina a telefonare.
• Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto.
• Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero.
• Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30 eravamo andati a dormire tardissimo.
• Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
• Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
• Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti.
• Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta.
• Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli.
• Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2.
• Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
• Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
• Noi che il 'Disastro di Cernobyl' vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina.
• Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
• Noi che se andavi in strada non era così pericoloso.
• Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
• Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché c'era Happy Days.
• Noi che il primo novembre era 'Tutti i santi', mica Halloween.
• Noi che a scuola con lo zaino Invicta e la Smemoranda.
• Noi che se la notte ti svegliavi e accendevi la tv vedevi il segnale di interruzione delle trasmissioni con quel rumore fastidioso.
• Noi che le caramelle ci costavano 50 lire
• Noi che si suonava la pianola Bontempi.
• Noi che la Ferrari era Alboreto,la Mc Laren Prost, la Williams Mansell, la Lotus Senna e Piquet e la Benetton Nannini!!!!!
• Noi che la merenda era la girella e il Billy all'arancia
• Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
• Noi che guardavamo allucinati il futuro nel Drive In con i paninari
• Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva competizione al Mars
• Noi che giocavamo col Super Tele perchè il Tango costava ancora 5 mila lire e.. 'stai sicuro che questo non vola...'
• Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000 lire.
• Noi che avere un genitore divorziato era impossibile
• Noi che tiravamo le manine appiccicose delle patatine sui capelli delle femmine e sui muri.
• Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu,nero,argento e verde con l'interno arancione e i miniciccioli nel taschino.
• Noi che se eri bocciato in 3° media potevi arrivare con il Fifty ed eri una figo della Madonna!!!

NOI CHE SIAMO ANCORA QUI E CERTE COSE LE ABBIAMO DIMENTICATE E SORRIDIAMO QUANDO CE LE RICORDIAMO NOI CHE SIAMO STATI QUESTE COSE E GLI ALTRI NON IMMAGINANO NEMMENO COSA SI SONO PERSI!!! QUESTA è LA NOSTRA STORIA...

pensando ancora a Sara..

lunedì 19 novembre 2007
i pensieri della madre di Sara

i pensieri del mio maestro delle elementari con alcuni commenti che non gradisco molto


"A volte sbagliamo e siamo pronti a pagare, ma non siamo bestie da triturare senza rispetto nella gogna mediatica. Il nostro primo pensiero va a sara, al suo sorriso, alla sua vita stroncata, al suo amore e al suo impegno per la nostra scuola. Non ha senso morire a sedici anni, ancor meno essere oggetto di derisione e poi pretesto per linciaggi mediatici generici e generalizzati.
Il secondo pensiero, pieno di affetto e solidarietà, va alla sua famiglia. Abbiamo fatto il possibile per essere loro vicino (e loro vicino ci hanno chiesto di esserlo) e vogliamo continuare a farlo ancora di più adesso che si fa di tutto per tenere aperta quella loro ferita.
Scusa Sara e tante scuse a tutta la tua famiglia. E' imperdonabile, ingiustificabile e aberrante quello che qualcuno di noi ha fatto. Un qualcuno che vorremmo rimanesse senza nome, non per omertà, ma perché quell'imperdonabile errore, o forse un altro, avrebbe potuto commetterlo ognuno di noi ed è giusto che tutti ce ne sentiamo responsabili. Tra di noi, con il preside e tutta la scuola abbiamo incominciato a riflettere ed ad agire per porvi rimedio. No, non con un colpo di spugna, ma cercando davvero di fare tesoro di questa incredibile esperienza per crescere. Il nostro impegno non cambierà niente per la morte di sara, ne cancellerà la responsabilità di chi si è fatto beffa del suo corpo straziato, ma cambierà noi. Lo dobbiamo a Sara, lo dobbiamo alla sua famiglia, lo dobbiamo alla nostra scuola. lo dobbiamo al nostro futuro.
Ringraziamo il preside, gli insegnanti e tutta la scuola per averci subito richiamato alle nostre responsabilità e aiutati in questo percorso. Nostre responsabilità alle quali non abbiamo mai pensato di sottrarci, pronti anche ad affrontare il pubblico giudizio. Mai però avremmo pensato che si sarebbe potuto arrivare a tanto. Non può la legge del contrappasso giustificare tutto ciò a cui ci hanno sottoposto in questi giorni i giornali, i media locali e nazionali e il giudizio di tanti adulti che ci hanno lapidati con le loro parole di pietra. Siete andati oltre: fino alla mancanza di rispetto, alle pressioni indebite, ad accumunarci tutti in un'unica mostruosità, a non concedere spiragli alla nostra voglia ed esigenza di riscattarci.
Per Sara, per la sua famiglia, solo per loro, accettiamo questa gogna mediatica. I giornalisti presto si dimenticheranno di noi. Gli adulti smetteranno di dire che avrebbero dovuto educarci meglio. Noi, no, non smetteremo di crescere e cercare di migliorare: per Sara, per la sua famiglia, per il nostro futuro".

(Gli studenti del Venturi)

vergognatevi

venerdì 16 novembre 2007
584 visite.
quasi tutti arrivati tramite google e la voce "video".
ringrazio coloro che mi hanno visitata, coloro che hanno riportato il mio link altrove e coloro che hanno contribuito a far capire quanto è disgustoso tutto questo.
agli altri invece dico solo "vergognatevi".

condivido una frase che ha scritto
cocacola80 nel suo blog:

"piantiamola di essere amici dei figli perché di amici ne hanno fin troppi,
fate i genitori, d'altra parte l'avete scelto e ora assumete!"

Fine.

giovedì 15 novembre 2007
ho scritto le notizie di oggi, come ogni giorno, per informare i miei amici che leggono questo blog.
ho approfondito l'argomento dell'incidente di Sara solo perchè è una notizia che mi colpisce molto: stessa scuola, stessa corsia in stazione, conosco l'autista e ora non ricordo perchè è passato qualche anno, ma credo di aver conosciuto anche lei..
non pensavo certo di iniziare a fare spettacolo, cosa che purtroppo è accaduta. tutti alla ricerca di quel maledetto video. e così in 4 ore mi sono ritrovata 244 visite al blog con 11 persone online contemporaneamente.
tutto ciò è semplicemente tragico e squallido. non è questo il modo in cui io voglio aumentare le visite al mio blog.

ed è per questo che ho deciso di non dire più nulla.
il mio blog conclude qui questa serie di notizie tristi e dolorose. voglio che ricordiamo Sara per i suoi sorrisi, per la sua voglia di fare e di vivere, per le sue azioni.
voglio pensieri felici, basta con la ricerca di questi video, basta con la ricerca della squallidità.

ora lascio ai giornali e ai tg il loro lavoro. io ormai ho finito le parole. sono triste, allibita, scandalizzata..

concludo questo triste argomento con un commento che mi hanno lasciato stamani e che condivido in pieno:
"Non ho parole, ma cos'hanno in testa questi ragazzi? Come sensibilizzarli? Possibile non abbiano alcun valore? E nessun rispetto neanche per una scena così penosa e raccapricciante? Il dolore non fa ridere.. Riflettete ragazzi, riflettete!"
Articolo di Giornale

Tragedia